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Strutturazione19 maggio 202614 min

La clausola penale nelle holding lussemburghesi: cosa è cambiato nel 2026

La holding lussemburghese ha smesso di essere un veicolo neutro. Dal 1° gennaio 2026, il recepimento della direttiva Unshell ha imposto requisiti di sostanza economica documentabili: minimo due dipendenti locali full-time, ufficio operativo verificabile, processi decisionali tracciati. Le sanzioni per chi non adegua partono dal 15% del capitale sociale. Per molte strutture italiane, il gioco è finito.

Avv. Lorenzo Agostino Berisso
Avv. Lorenzo Agostino Berisso

Senior Advisor — Strutturazione cross-border & banking regulation

Il perimetro della direttiva Unshell: cosa si intende per «entità priva di sostanza»

La direttiva UE 2022/2523 – nota come Unshell – ha introdotto una presunzione semplice: se un'entità genera oltre il 75% dei ricavi da attività passive (dividendi, royalty, plusvalenze) e non supera test minimi di presenza economica, è considerata «guscio vuoto». Il Lussemburgo, tra i primi Stati membri a recepire il testo, ha pubblicato il 18 dicembre 2025 il regolamento granducale che aggiorna la legge sulle società commerciali del 1915.

I tre indicatori cumulativi ora obbligatori: almeno due dipendenti qualificati, residenti fiscali locali, impegnati a tempo pieno nella gestione della holding. Un ufficio fisico con contratto di locazione intestato alla società, non condiviso con altre 15 entità. Processi decisionali documentati – verbali CdA, corrispondenza con advisor, estratti conti locali – che dimostrino che le scelte strategiche avvengono in Lussemburgo. Non basta più il domicilio presso lo studio del fiduciario. Non è mai bastato davvero, solo che ora lo dicono apertamente.

C'è di più: l'autorità fiscale lussemburghese – l'ACD (Administration des Contributions Directes) – può richiedere in qualsiasi momento la documentazione integrale. I tempi di risposta sono 21 giorni solari. Mancata produzione o incompletezza attivano automaticamente la procedura sanzionatoria, senza alcun preavviso formale ulteriore. Lo dico in modo brutale: chi ha costituito la holding tra il 2018 e il 2023 con un nominee director e un indirizzo condiviso oggi è esposto. Molto esposto.

I due dipendenti full-time: costo reale e profili richiesti

Il requisito minimo di due dipendenti locali full-time è stato calibrato sull'obiettivo di rendere insostenibile la prassi del nominee passivo. Il costo lordo annuo per ciascuna risorsa – considerando stipendio mediano per ruoli amministrativi qualificati, contributi sociali lussemburghesi (circa 15% a carico datore) e oneri accessori – si aggira sui 72.000 euro. Per due persone: 144.000 euro annui. Non negoziabili.

I profili devono essere coerenti con l'attività della holding. Se si tratta di una SOPARFI che detiene partecipazioni in tre società operative italiane del settore manifatturiero, servono figure con competenze in corporate finance, consolidamento bilanci, relazioni istituzionali. Un semplice contabile non basta. L'ACD, durante i controlli avviati a gennaio 2026, ha contestato in 11 casi la qualificazione del personale: in uno di questi, la holding aveva assunto due stagisti neo-laureati con contratto da 28.000 euro lordi ciascuno. Sanzione: 18% del capitale sociale, pari a 216.000 euro su un capitale di 1,2 milioni. Vale la pena fermarsi su questo numero.

  • Amministratore delegato o CFO con almeno 5 anni esperienza in ruoli finanziari di gruppo
  • Corporate secretary o compliance officer con conoscenza diritto societario lussemburghese e italiano
  • Contratti full-time (40 ore settimanali), non co.co.co. o consulenze esterne travestite
  • Residenza fiscale documentata tramite certificato Impôts Luxembourg, non autocertificazione

Un imprenditore veneto, 52 anni, settore packaging alimentare, fatturato consolidato 31 milioni, mi ha chiesto a marzo 2026 se potesse «condividere» un dipendente part-time con altre due holding dello stesso fiduciario. No. La norma richiede dedizione esclusiva. Ha dovuto rivedere l'intera struttura, con un extra-costo triennale stimato in 430.000 euro. Ha valutato alternative in Olanda e Irlanda, poi ha tenuto il Lussemburgo per continuità bancaria. E per non dover spiegare alla BNP perché stava spostando tutto a Malta.

L'ufficio operativo: requisiti minimi e verifiche sul campo

Il secondo pilastro di sostanza è l'ufficio fisico. L'ACD ha avviato, tra febbraio e aprile 2026, ispezioni a campione presso 180 holding. In 34 casi ha rilevato «domicilio fittizio». Gli indirizzi contestati erano sedi di corporate service provider con 40-60 società domiciliate allo stesso piano, nessun cartello fisico, segreteria comune. Una scena che ho visto troppe volte: l'ispettore chiede di vedere l'ufficio, il fiduciario esita, poi porta in una sala riunioni condivisa. Verbale.

I requisiti minimi ora consolidati nella prassi amministrativa: contratto di locazione o comodato intestato alla società (non al fiduciario), superficie minima 25 metri quadri, accesso autonomo o almeno reception dedicata con registro presenze verificabile. Serve poi un impianto telefonico con numero fisso lussemburghese attivo, non un forwarding verso cellulare italiano. Connessione internet intestata, utenze – luce, acqua se applicabile – a nome della holding. L'ACD incrocia i dati con i fornitori. Se mancano, c'è presunzione di assenza.

Questo caso ha fatto giurisprudenza informale. Da aprile 2026, il desk di pianificazione fiscale dello studio non accetta più incarichi di costituzione se il cliente non è disposto a sostenere i costi operativi reali. Non è una questione di principio: è calcolo economico. Se il risparmio fiscale atteso su base triennale non supera di almeno 2,5 volte il costo della sostanza, la struttura non regge. E qui si gioca la partita.

Processi decisionali tracciati: la documentazione che salva

Il terzo elemento – spesso sottovalutato – è la prova che le decisioni strategiche siano prese in Lussemburgo, da persone fisiche presenti sul territorio. L'ACD richiede: verbali del CdA redatti in loco, con firma fisica o digitale qualificata dei consiglieri. Corrispondenza tra holding e advisor (legali, fiscalisti, banche) con timestamp e IP lussemburghesi. Estratti conti bancari che mostrino operazioni disposte da Lussemburgo, non da remoto.

Va aggiunto un elemento tecnico: le videoconferenze da sole non bastano. Se il CdA si riunisce via Zoom, con tre consiglieri italiani collegati da Milano e uno solo in Lussemburgo, la sostanza è contestabile. La giurisprudenza amministrativa lussemburghese post-2026 ha chiarito che la maggioranza del board deve essere fisicamente presente in Lussemburgo per almeno il 60% delle riunioni annuali. Servono biglietti aerei, ricevute hotel, badge accessi ufficio. La verità è che nessuno ci credeva, fino a gennaio. Poi sono arrivate le prime contestazioni.

  • Verbali CdA redatti su carta intestata lussemburghese, datati e geo-localizzabili
  • Corrispondenza con banche e advisor timestampata con server lussemburghesi
  • Almeno 6 riunioni fisiche annue del board in Lussemburgo, documentate
  • Registro decisioni strategiche (acquisizioni, dismissioni, finanziamenti) con ratifica locale

Un imprenditore emiliano, 56 anni, settore componentistica automotive, ha costituito nel 2019 una SOPARFI con capitale 2,5 milioni. Fino a dicembre 2025 il CdA si riuniva una volta all'anno, sempre a Bologna. Nel 2026 ha dovuto riorganizzare: 8 trasferte annue in Lussemburgo, costo medio 1.800 euro a trasferta (volo, hotel, cena), totale 14.400 euro. Più le ore uomo dei tre consiglieri. Ha valutato se ne valesse la pena. I dividendi annui distribuiti erano 950.000 euro. Tassazione italiana evitata: circa 237.000 euro annui. Dopo aver sottratto 144.000 di personale, 18.000 di ufficio, 14.400 di trasferte, restava un risparmio netto di 60.600 euro. Margine risicato. Ha tenuto la struttura per altri motivi: segregazione patrimoniale e flessibilità successoria. Personalmente, in questi mandati spingo sempre verso una valutazione a cinque anni, non a uno.

Le sanzioni: percentuali, casistica e tempi di contestazione

Le sanzioni previste dal regolamento granducale del 18 dicembre 2025 sono proporzionali alla gravità della violazione. La fascia minima – 15% del capitale sociale – si applica quando almeno uno dei tre indicatori è presente ma insufficiente: ad esempio, un solo dipendente full-time invece di due, oppure ufficio condiviso con meno di 10 entità. La fascia massima – 25% del capitale – scatta in caso di assenza totale di sostanza: nessun dipendente locale, nessun ufficio, processi decisionali gestiti interamente dall'estero. Non è un dettaglio: è il punto.

I tempi di contestazione sono rapidi. L'ACD notifica l'avviso tramite raccomandata A/R entro 45 giorni dall'ispezione. La holding ha 30 giorni per presentare controdeduzioni scritte. Se non convince, la sanzione diventa esecutiva dopo ulteriori 15 giorni. Totale: 90 giorni dalla verifica al pagamento. Non ci sono rateizzazioni automatiche. Se la holding non paga, l'ACD può iscrivere ipoteca sui beni sociali o chiedere lo scioglimento giudiziale della società.

"Chi ha costruito la holding lussemburghese solo per differire la tassazione dei dividendi, senza vera attività di coordinamento, oggi è davanti a un bivio: investire in sostanza reale oppure liquidare. Non esistono più zone grigie."
— Partner Iverex, desk strutture internazionali

Un dato significativo: tra gennaio e maggio 2026, l'ACD ha emesso 127 avvisi di accertamento. Di questi, 89 hanno riguardato holding italiane o controllate da italiani. L'importo medio della sanzione è stato 174.000 euro. In 11 casi la holding è stata liquidata volontariamente prima della notifica definitiva, per evitare il danno reputazionale e il rischio di riqualificazione da parte del fisco italiano. L'errore che vediamo più spesso? Credere che il problema sia rinviabile. Non lo è.

Le nuove previsioni statutarie obbligatorie dal 1° gennaio 2026

Il regolamento ha introdotto clausole statutarie minime obbligatorie per tutte le holding lussemburghesi costituite dopo il 1° gennaio 2026, e ha imposto l'adeguamento entro il 30 giugno 2026 per quelle esistenti. Le clausole riguardano quattro aree: sede sociale effettiva, composizione minima del personale, frequenza riunioni CdA, obblighi di reporting verso l'ACD.

Scendiamo nel concreto. Lo statuto deve indicare l'indirizzo preciso della sede (non è più sufficiente «Lussemburgo, Granducato»). Deve prevedere esplicitamente che la società impiega almeno due dipendenti full-time qualificati, residenti fiscali. Deve stabilire che il CdA si riunisce almeno quattro volte l'anno, con maggioranza dei consiglieri fisicamente presenti in Lussemburgo. Infine, deve autorizzare l'ACD ad accedere in qualsiasi momento alla documentazione gestionale. Quest'ultima clausola ha fatto discutere parecchio.

Al 15 maggio 2026, il 68% delle holding esistenti aveva completato l'adeguamento. Il restante 32% – circa 2.400 entità – risultava ancora in attesa. Molte di queste sono in fase di liquidazione volontaria, perché i soci hanno ritenuto insostenibili i nuovi costi. Altre stanno valutando il trasferimento della sede effettiva in giurisdizioni con regole meno stringenti, come Cipro o Malta, anche se con trade-off fiscali evidenti. E qui torniamo sempre allo stesso calcolo: conviene davvero, o è solo un modo per rimandare?

Alternative alla holding lussemburghese: Olanda, Irlanda, Malta

Di fronte ai nuovi requisiti, diversi clienti hanno chiesto valutazioni comparative. L'Olanda mantiene la treaty network più estesa (97 convenzioni contro doppie imposizioni) e non richiede dipendenti locali per le holding passive. Ma ha introdotto nel 2024 una CFC rule molto aggressiva che riqualifica i redditi se la holding non supera il substance test olandese, più severo di quello lussemburghese. I dividendi in uscita verso Italia sono tassati al 15% alla fonte se la partecipazione è sotto il 10%. Non proprio un affare.

L'Irlanda è attraente per i gruppi con IP (intellectual property): il regime del Knowledge Development Box consente una tassazione effettiva al 6,25% sui redditi da brevetti. Ma richiede almeno tre dipendenti full-time qualificati, ufficio autonomo, e un volume minimo di spese R&D documentate in Irlanda pari al 15% del fatturato IP. Non è una soluzione plug-and-play. Malta offre il regime dei partecipating holdings con rimborso del 6/7 dell'imposta (aliquota effettiva 5%), ma impone che almeno due consiglieri su tre siano residenti maltesi, e che il CdA si riunisca esclusivamente a Malta. Costo medio di due consiglieri locali qualificati: 38.000 euro annui ciascuno. Cifre che fanno riflettere.

  • Olanda: nessun dipendente obbligatorio, ma CFC rule aggressiva e WHT al 15% sotto il 10% partecipazione
  • Irlanda: tre dipendenti full-time, spese R&D 15% fatturato IP, KDB al 6,25%
  • Malta: due consiglieri residenti, CdA solo a Malta, aliquota effettiva 5% con rimborso 6/7
  • Cipro: un dipendente part-time sufficiente, ma reputazione debole e banking limitato

Lo dico in modo diretto: per chi ha già una holding lussemburghese funzionante, con rapporti bancari consolidati (BGL BNP Paribas, ING Luxembourg, Banque de Luxembourg) e un fiduciario affidabile, migrare verso altre giurisdizioni raramente conviene. I costi di setup ex novo, il downtime bancario, il rischio reputazionale del cambio sede in corso d'anno – tutto questo supera, in media, il costo dell'adeguamento lussemburghese. Ho seguito due casi di migrazione da Lussemburgo a Malta nel 2025: in entrambi, il cliente ha poi lamentato difficoltà nell'apertura conti presso banche europee di primo livello, che vedevano Malta come red flag. Uno dei due è tornato in Lussemburgo dopo otto mesi.

Quando la holding lussemburghese resta conveniente: i numeri del break-even

Andiamo ai numeri. Il costo operativo annuo di una holding lussemburghese post-2026, con sostanza minima documentabile, si aggira sui 180.000 euro: 144.000 per due dipendenti full-time, 18.000 per ufficio e utenze, 12.000 per contabilità locale e compliance, 6.000 per trasferte CdA. A questo si aggiungono i costi fissi: tassa annuale di sottoscrizione (0,05% del patrimonio netto, minimo 4.500 euro), assicurazioni D&O, revisione contabile se il bilancio supera 4,4 milioni di attivo.

Il risparmio fiscale deriva dalla participation exemption lussemburghese: dividendi e plusvalenze su partecipazioni qualificate (almeno 10% o 1,2 milioni di euro di costo storico) sono esenti al 100%. In Italia, senza holding, i dividendi da partecipazioni qualificate sono tassati al 26% sulla metà dell'importo (aliquota effettiva 13%), o al 24,75% in regime d'impresa. Su 1 milione di dividendi, il risparmio con holding lussemburghese è circa 130.000 euro annui. Sottraendo 180.000 di costi, c'è una perdita netta di 50.000 euro. Il break-even si raggiunge con dividendi annui sopra 1,4 milioni. È semplice matematica.

Questo spiega perché molte holding costituite tra il 2015 e il 2020, con dividendi annui sotto 1 milione, sono state liquidate nel 2026. Non reggevano più il conto economico. C'è poi il fatto che la holding lussemburghese offre vantaggi non fiscali: segregazione patrimoniale (le partecipazioni sono separate dal patrimonio personale), flessibilità successoria (le quote della holding si trasferiscono facilmente, senza coinvolgere le società operative), neutralità bancaria (i flussi passano per una giurisdizione percepita come solida). Questi benefici sono difficili da quantificare, ma per certi imprenditori contano più del risparmio fiscale.

Un imprenditore toscano, 61 anni, settore medicale, fatturato consolidato 41 milioni, dividendi annui 2,8 milioni, ha rifatto i conti a marzo 2026. Risparmio fiscale: circa 364.000 euro annui. Costi sostanza: 180.000. Margine: 184.000 euro. Ha deciso di mantenere la struttura, ma ha rinegoziato con il fiduciario i compensi (da 14.000 a 9.500 euro annui) e ha condiviso parte dei costi di compliance con altre due holding dello stesso gruppo familiare. Alla fine, il costo effettivo per singola holding è sceso a 142.000 euro. Break-even a 1,1 milioni di dividendi. Sostenibile. E soprattutto: prevedibile.

Per implementare quanto descritto, il team Iverex Global (Mayfair, Londra) offre advisory dedicata su strutturazione, banking, trust e compliance. Prenota una call.

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Domande frequenti

Quello che i settlor chiedono spesso.

Quanto costa davvero mantenere una holding lussemburghese con i nuovi requisiti 2026?

Il costo operativo base è circa 180.000 euro annui: 144.000 per due dipendenti full-time qualificati, 18.000 per ufficio e utenze, 12.000 per contabilità locale obbligatoria, 6.000 per trasferte CdA documentate. A questo si aggiunge la tassa annuale di sottoscrizione (minimo 4.500 euro, ma 0,05% del patrimonio netto se superiore). Per una holding con capitale 1 milione e patrimonio netto 3,5 milioni, il totale annuo si aggira sui 186.000 euro. Serve un volume di dividendi sopra 1,4 milioni annui per raggiungere il break-even fiscale rispetto alla tassazione italiana. Sotto questa soglia, i conti non tornano.

È legale assumere due dipendenti in Lussemburgo e farli lavorare da remoto dall'Italia?

No. I due dipendenti devono essere residenti fiscali lussemburghesi e svolgere le mansioni fisicamente in Lussemburgo. L'ACD incrocia i dati con la Caisse Nationale de Santé (sistema sanitario) e con l'anagrafe comunale. Se i dipendenti risultano iscritti all'AIRE italiana o residenti in Italia, la sostanza è contestabile. Serve contratto di lavoro lussemburghese, iscrizione previdenziale locale, domicilio documentato tramite certificato di residenza. Il lavoro da remoto occasionale (max 20 giorni annui) è tollerato, ma non può essere la regola. Punto.

Quali sono i tempi reali per adeguare una holding esistente ai nuovi requisiti?

L'adeguamento richiede tre fasi: modifica statutaria (6-8 settimane: delibera assembleare, atto notarile, iscrizione RCS), assunzione dipendenti (4-6 settimane: selezione, contratto, comunicazione obbligatoria ITM – Inspection du Travail), allestimento ufficio (2-4 settimane: contratto locazione, utenze, arredo minimo). Totale: 12-18 settimane in sequenza ottimale. Se si parte da zero – nessun dipendente, nessun ufficio – e si vuole evitare sanzioni, serve almeno un trimestre pieno. Chi non ha adeguato entro il 30 giugno 2026 paga 5.000 euro di sanzione base più 500 euro al mese di ritardo. Non è una minaccia teorica: l'ACD ha già sanzionato decine di strutture.

Cosa succede se l'Agenzia delle Entrate italiana contesta la sostanza della holding lussemburghese?

Se il fisco italiano rileva assenza di sostanza – nessun dipendente, nessun ufficio, decisioni prese tutte in Italia – può riqualificare la holding come esterovestizione. Conseguenze: tutti i dividendi distribuiti alla holding vengono riportati in Italia come reddito imponibile del socio persona fisica, con tassazione ordinaria IRPEF fino al 43% più addizionali, o al 24,75% in regime d'impresa. Si aggiungono sanzioni dal 90% al 180% delle maggiori imposte, più interessi di mora. In un caso seguito dallo studio nel 2026, l'accertamento ha portato a un recupero totale di 1,9 milioni su una holding con 800.000 euro di capitale. La holding è stata liquidata. Non è uno scenario remoto: è uno scenario reale.

In quale paese conviene spostare la holding se il Lussemburgo è diventato troppo costoso?

Dipende dal volume di dividendi e dalla struttura operativa. Malta offre aliquota effettiva 5% con rimborso 6/7, ma richiede due consiglieri residenti maltesi (costo 76.000 euro annui) e CdA solo a Malta. Irlanda è ideale per gruppi con IP: KDB al 6,25%, ma servono tre dipendenti full-time e spese R&D documentate pari al 15% del fatturato IP. Olanda non richiede dipendenti, ma ha CFC rule aggressiva e WHT al 15% sotto il 10% di partecipazione. Cipro è più economico (un part-time basta), ma reputazione debole presso banche europee. Per dividendi sopra 2 milioni annui, il Lussemburgo resta competitivo se si ottimizzano i costi di sostanza. E soprattutto: resta credibile agli occhi delle autorità italiane, cosa che con Malta o Cipro non è scontata.

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